mercoledì 29 agosto 2012

Non credevo che alcune tempeste facessero tanta acqua

Tempesta Creativa.
Talento.
Dicono..

Ed io che mi sono appena sentita urlare da mia madre l'importanza di un pezzo di carta nella vita.
Che non farò mai nulla della mia esistenza se non battere codici a barre su un laser.

Idee contrastanti e passati rimpianti di un genitore.
Che me ne faccio di un inutile pezzo di carta, come conquista di chi studia per primo, di chi c'ha voglia di mettersi a studiare tutto il dì (o anche solo quando serve, in realtà, dato che, ammettiamolo, medicina non faccio), se poi non mi darà che poco e niente per quello che voglio fare.
Sì, appunto, Chiara, che vuoi fare?
L'unica cosa certa per me è che non voglio vivere con i miei, mi pare una vergogna a 21 anni (quasi) suonati.
Detesto l'idea di non dovermi arrangiare da sola, di non pensare io a me stessa.
Sono punibile legalmente, potrei perfino guidare una macchina e avere dei figli, come posso uscire e sentirmi chiedere "DOVEVAICONCHIESCIACHEORATORNINONFARTARDIBLABLABLABLABLABLA" ?

E mentre lascio dei probabili segni, spacciabili come immagini per il test di Rorshach, di rimmel e acqua-sale su fazzolettini di pessima qualità, io mi chiedo.. Perchè non sono nata come tutti gli altri? Che a 20 anni sanno già che vorranno passarei loro giorni davanti a scrivanie grigie, parlando di conti ancari, di prestiti e mutui agevolati? O che salveranno vite, tagliando qui, amputando di là, aggiustando un rene, asportando tumori?
O che si metteranno la toga nera e difenderanno i più deboli (o solo i più facoltosi?

Io non lo so cosa voglio fare nella mia vita, è un crimine?
Voglio essere felice, è un crimine?
Voglio viaggiare, soldi permettendo. Ma non voglio volare tutti i giorni servendo due diversi tipi di primi a gente snob.
Avrei voluto fare l'accademia. Ma la prima imbroccata tanti spunti non me ne aveva dati. E diciamocelo.. Non avevo 3400 euro da sganciare all'anno.
E non ne ho sicuramente di più per tutte le altre bellissime e fantastiche accademie di nullafacenza sparse in Italia.
Si dovrebbe andare all'estero per fare arte. Ma se ho una madre che fatica perfino a sviaggiarmi a nemmeno 2 ore di macchina, come posso pretendere di voler andare oltre?
Finito il liceo (classico, per far contenti i genitori.. E intanto invidiare i liceali con la cartellina blu sotto braccio), avevo detto a mia mamma "Voglio lavorare un po' per poi permettermi un bel viaggio, stabilirmi altrove e non appena ho i soldi, andarmene ancora e ancora"
La risposta è stata la seguente, più o meno: "Tu non vuoi fare un cazzo nella vita, non concluderai mai niente, non se ne parla e BLA BLA BLA BLA BLA"
Ma è così stupido?
A me pare più stupido studiare anni, trovarsi un pezzo di carta in mano e poi non trovare comunque lavoro.
Tanto vale fare qualcosa che piace, che ci fa stare bene.
Che poi.. Potrò mai prendere su uno zaino e andarmene altrove.. a 40 anni?! Con il lavoro che pressa perchè non rendi, i bambini che ti succhiano via soldi ed energie, un marito che pretende ancora di avere un'amante etc etc etc?
Non diciamo stronzate, dai.


Ed ero lì, che guardavo fuori dalla finestra, pensando "Vabeh, ormai hanno capito che sto facendo il DAMS per fare un favore a loro, per far avere alla loro figlia un bel pezzo di carta con scritto LAUREA IN LETTERE E FILOSOFIA e non DIPLOMA DI PRIMO LIVELLO (equipollente ad una laurea triennale, di poca e nemmeno sicura spendibilità) e non certo perchè mi piace.. Forse all'inizio.
Forse all'inizio avevo davvero molto entusiasmo ma strada facendo ho capito che non serve per quel che vorrei fare io... E che fretta c'è? Non diventerò mai avvocato o medico. Nessuno sta aspettando me e il mio foglio di carta in mano. Se anche dovessi cambiare ancora, che fretta c'è?
Io capisco la sua preoccupazione, avesse avuto questi che lei chiama "incoraggiamenti" alla mia età, ora sarebbe "qualcuno" avrebbe fatto una laurea in tempo. Ora ce l'ha la laurea, che problema c'è? Non era quello che avrebbe voluto forse, ok, ma il pezzo di carta ce l'ha e ha anche un lavoro sicuro.
Capisco. La capisco perchè la conosco mia madre.
Prima è arrivata in camera mia, avevo la porta chiusa, l'ha aperta con forza.
"Ah! Non studi e te ne stai sul computer!"
"Sto scrivendo" le ho detto.
"E cosa hai deciso?"
Qualche secondo di silenzio e poi le ho risposto "Non ho deciso, sto scrivendo"
"E quando avrai finito?" con arroganza.
"Non lo so, sicuramente non stasera alle 8, non sto scrivendo un romanzo, eh.." penso di non aver mai sentito una domanda più stupida di quella.


Com'è entrata, ho smesso di scrivere.
Ho dovuto chiedere dell'affitto, informare l'altra ragazza, rispondere a 3 persone diverse.

Solo una cosa mi è chiara: c'è una sorta di proporzionalità viscerale tra la nostra felicità e quello che facciamo per esprimerci.
Più siamo felici, più siamo anestetizzati, forse solo concentrati sul nostro benessere, spendendo tutte le nostre energie per goderci quel bene che ci viene concesso. Ed è giusto così. Perchè, se si è felici, si cerca volontariamente il malessere e l'infelicità?
Invece, più la nostra tristezza è profonda e motivata, più abbiamo un obiettivo da raggiungere e più facciamo, creiamo e ideiamo. Forse perchè dobbiamo pur spendere tutte le nostre energie. C'è chi si dà allo studio, chi al giardinaggio, chi al cazzeggio, chi alle scopate. Siamo diversi.


Io non scrivevo così tanto da mesi, forse anni. Le ultime righe erano di questo marzo, e mi ero appena allontanata da te. Ora sono qui che scrivo fiumi e fiumi che spaccano argini solidi che avevo costruito in un anno.
Reputavo la scrittura solo come terapeutica e nulla di che per me.

Ed io che volevo solo stare bene, essere felice.
Adesso cosa faccio? Erano mesi che mi sentivo bloccata.
Voglio essere felice, voglio ritornare da chi è appena partito. Eppure, sono tutte cose che ostacolerebbero questo fiume in piena.

Che fare? Che fare?






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