E tu che stavi facendo oggi? Era domenica.
Ritagliavo pezzettini di giornale, immagini carine per te.
Li reincollavo sulla copertina di un quadernino (galeotto), ero stufa di vederti scrivere sul telefono.
Faceva caldo.
Senza farmi troppe domande ho preso forbici, colla e giornali. Sapevo cosa significava.
Non pensavo.
Le mie mani ora sono sporche di nero e acqua.
Nascosta sotto le coperte, attendo.
Penso (pensiamo) troppo.
Chissà se mi stai pensando anche tu, chissà dove ti sta portando la tua testa. Magari le tue mani sono già tra quelle di qualcuno e la tua testa è immersa in lei.
Ed io sono qui inutilmente.
Avremmo preso un treno presto, saremmo andati al mare. Avremmo fatto l'amore. Saremmo stati felici.
La sera con Nutella, vestita di nero. Che caldo. Pantaloni lunghi, Clarks, canottiera senza spalline.
Porto a casa la peste.
"Che faccio? Esco di nuovo?"
Mai scelta fu più rischiosa e azzeccata.
Pantaloncini di jeans, maglietta blu, ciabattine (che gusto dell'orrido, Chiara).
E' successo.
"Come passa in fretta il tempo"
Se potessi, farei come Clementine. L'oblio è una benedizione.
Ma forse i ricordi sono gli ultimi brandelli che ci rimangono di qualcuno. Sono un tesoro da conservare.
Il dolore nasce dalla nostra volontà di rivivere e sentire reali quelle emozioni e quei sorrisi, quei baci..
Beh, è stato bello. Molto bello.
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